Il grande malinteso dell'allenamento mentale "Mindset & Priming"

Uncategorized May 07, 2026

"In palestra nessuno confonde un'ora di chiacchiere con una sessione di squat. Eppure, quando si parla di mente, accettiamo che 'allenarla' significhi leggere un libro, ascoltare un podcast, partecipare a un corso una volta l'anno. Non è allenamento. È intrattenimento."

Allenare la mente del leader. È diventato uno slogan. In Italia, ormai, lo dicono tutti — coach, formatori, divulgatori, content creator. La promessa è quasi sempre la stessa: tre tecniche, sette abitudini, una formula. Esci dall'incontro con qualche appunto e la sensazione di aver capito.

Poi arriva il lunedì. Il consiglio di amministrazione, il cliente difficile, il collaboratore da gestire, la decisione che non puoi più rimandare. E quella sensazione di aver capito si dissolve. Non perché le tecniche fossero sbagliate. Perché non erano allenamento. Erano informazione.

C'è una differenza profonda tra le due cose. L'informazione passa dalla testa.

L'allenamento cambia la testa.

Cosa intendiamo davvero quando parliamo di allenamento mentale

Le neuroscienze contemporanee — Damasio, Davidson, Kahneman, per citare i riferimenti che frequento da anni — ci dicono una cosa che la saggezza antica intuiva già: la mente non è un organo che riceve concetti. È un sistema che si costruisce attraverso ripetizione, attenzione, pratica deliberata. La neuroplasticità non è una metafora. È un fatto biologico. I circuiti cerebrali che usi più spesso si rafforzano. Quelli che trascuri si indeboliscono.

Questo significa che ogni volta che reagisci con impazienza a un collaboratore, stai allenando l'impazienza. Ogni volta che eviti una conversazione difficile, stai allenando l'evitamento. Ogni volta che prendi una decisione sotto la pressione dell'umore del momento, stai allenando l'impulsività. Non è una colpa. È un meccanismo. E funziona ventiquattro ore al giorno, che tu lo sappia o no.

La domanda quindi non è se stai allenando la tua mente. Quella la stai già allenando — sempre. La domanda è: la stai allenando consapevolmente, o lasci che siano le circostanze a farlo per te?

Allenare la mente del leader, nel senso che gli do io, significa tre cose precise. Significa costruire la capacità di osservare i propri stati mentali mentre accadono, senza farsene trascinare. Significa sviluppare l'autodisciplina di praticare alcuni gesti mentali tutti i giorni, anche quando non se ne ha voglia — soprattutto quando non se ne ha voglia. Significa accettare che il cambiamento richiede mesi, non giorni, e che non c'è strumento, libro o corso che possa accorciare quella curva.

Tre malintesi che frenano i leader

Nei venticinque anni in cui ho lavorato con manager di multinazionali e imprenditori di PMI, Sportivi ai massimi livelli,  mi sono imbattuto sempre negli stessi tre malintesi. Vale la pena di chiamarli per nome, perché quasi ogni leader ne è prigioniero almeno di uno.

Il primo malinteso è confondere mindset con motivazione. La motivazione è uno stato emotivo passeggero. Va e viene. Dipende dal sonno, dalla glicemia, dal feedback ricevuto la mattina, dal traffico. Costruire la propria leadership sulla motivazione è come costruire una casa sulla sabbia. Il mindset è qualcosa di diverso e di molto più stabile: è l'architettura mentale con cui interpreti la realtà. Si costruisce lentamente, e una volta costruita regge anche nei giorni in cui la motivazione manca. Ed è proprio nei giorni in cui la motivazione manca che si vede chi guida davvero.

Il secondo malinteso è pensare che allenare la mente sia un'attività separata dal lavoro. Lo sento spesso: "Giovanni, non ho tempo, ho il consiglio di amministrazione, ho i numeri, ho il team da seguire". Capisco. Ma c'è un equivoco di base. Allenare la mente non è un'attività che si aggiunge alla giornata di lavoro come la palestra dopo l'ufficio. Allenare la mente è il modo in cui attraversi la giornata di lavoro. È la qualità con cui ascolti il collaboratore in difficoltà. È il livello di presenza con cui entri in una riunione. È la consapevolezza con cui percepisci il fastidio prima di trasformarlo in parole. Il tuo lavoro è la tua palestra. Non c'è altro luogo.

Il terzo malinteso è cercare scorciatoie. È umano. Tutti vorremmo cambiare in fretta. Ma una mente che si è formata in trent'anni di abitudini non si riconfigura in un weekend. Diffida di chi te lo promette. Le persone che, nei programmi che seguiamo, ottengono trasformazioni reali sono sempre quelle che hanno accettato il patto: sei mesi, ogni giorno, con metodo. E poi, alla fine, quasi tutti dicono la stessa frase: "Non sapevo che potessi diventare così".

Da dove iniziare, concretamente

A questo punto la domanda pratica è inevitabile. Da dove si inizia? Non darò una formula, perché le formule per la mente non esistono. Ma alcuni gesti di base sì, e li condivido qui senza retorica.

Si inizia da un'osservazione. Per una settimana, senza voler cambiare nulla, osserva il tuo stato mentale tre volte al giorno. Mattina, metà giornata, sera. Annota una parola sola. Non giudicare. Solo osserva. Scoprirai una cosa che la maggior parte dei leader scopre con stupore: non sapeva. Non sapeva quanto del proprio comportamento fosse guidato da stati mentali a cui non aveva mai prestato attenzione.

Si continua con la disciplina. Sceglie una pratica — può essere meditazione, scrittura riflessiva, esercizio fisico, lettura mirata — e la fai tutti i giorni per almeno sessanta giorni. Non quattro volte a settimana. Tutti i giorni. Anche dieci minuti vanno bene, ma tutti i giorni. La continuità non è un dettaglio. È il principio attivo.

Si arriva, prima o poi, alla profondità. Quando hai costruito la pratica, inizi ad accorgerti di pattern che prima non vedevi: ripetizioni, automatismi, paure travestite da pragmatismo, ambizioni travestite da valori. È la fase in cui il lavoro diventa serio. Ed è la fase in cui, in genere, conviene non essere più soli — ma trovare un professionista, un metodo, un percorso strutturato.

Allenare la mente del leader non è motivazionale. È serio, paziente, scomodo. Cambia la qualità delle tue decisioni, delle tue relazioni, dei tuoi risultati. Cambia chi sei. E con te cambia chi guidi.

Non c'è scorciatoia. Ma c'è un metodo.

Giovanni Porreca

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